BARI, OTTOBRE 2026 – Ogni autunno, con l’avvicinarsi della stagione influenzale, molti genitori si pongono le stesse domande: il vaccino antinfluenzale è necessario per tutti i bambini? Quante dosi servono? È meglio lo spray nasale o l’iniezione? E se il bambino ha il raffreddore, assume antibiotici o ha già avuto l’influenza può fare il vaccino antinfluenzale?
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta uno degli strumenti più importanti per ridurre il rischio di influenza e delle sue complicanze. Nei bambini, infatti, l’infezione può provocare febbre elevata, tosse, dolori muscolari e malessere generale, ma in alcuni casi può essere associata anche a otite media, polmonite, disidratazione e necessità di ricovero.
Proteggere un bambino non significa soltanto ridurre la probabilità che si ammali: significa anche contribuire a limitare la circolazione del virus in famiglia e nella comunità, tutelando neonati, nonni e persone fragili. La scelta del vaccino, tuttavia, non è identica per tutti. Età, precedenti vaccinazioni, condizioni cliniche e caratteristiche del prodotto disponibile determinano quante dosi siano necessarie e quale formulazione sia appropriata.
Inoltre, la prevenzione antinfluenzale non deve essere confusa con quella contro gli altri virus respiratori: il vaccino antinfluenzale protegge dall’influenza, ma non impedisce tutti i raffreddori, le faringiti o le bronchioliti. In questa guida vediamo ciò che è utile sapere per affrontare la vaccinazione con consapevolezza, anche per le famiglie di Bari e della Puglia, dove l’organizzazione della campagna vaccinale dipende dalle indicazioni regionali e dai servizi sanitari territoriali.
1. A che età si può fare il vaccino antinfluenzale?
In Italia, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute per la stagione 2026-2027, la vaccinazione antinfluenzale è indicata a partire dai 6 mesi di vita. L’offerta è rivolta prioritariamente ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni e ai bambini di altre età che presentano condizioni che aumentano il rischio di complicanze.
Questo non significa che tutti i bambini abbiano lo stesso livello di rischio. Un bambino sano in età scolare e un lattante con una malattia cronica possono avere indicazioni e priorità differenti.
È importante ricordare anche che i bambini sotto i 6 mesi non possono ricevere il vaccino antinfluenzale: la protezione in questa fase si basa su altre misure preventive, comprese la vaccinazione materna in gravidanza quando indicata e la vaccinazione dei contatti familiari.
2. Quante dosi servono? Una o due?
È una delle domande più importanti, perché la necessità della seconda dose dipende dall’età e dalla storia vaccinale del bambino, non semplicemente dal fatto che sia la prima volta che viene vaccinato in assoluto.
In linea generale, per i bambini dai 6 mesi agli 8 anni:
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se non hanno ricevuto in precedenza un numero sufficiente di dosi di vaccino antinfluenzale, sono generalmente previste due dosi nella stessa stagione, distanziate di almeno 4 settimane;
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se hanno già ricevuto almeno due dosi antinfluenzali in precedenti stagioni, generalmente è sufficiente una dose stagionale.
Dai 9 anni in poi è generalmente prevista una sola dose per stagione. Il pediatra deve verificare la storia vaccinale e applicare le indicazioni della circolare ministeriale 2026-2027 e della scheda tecnica del prodotto utilizzato.
Ma attenzione: se sono necessarie due dosi, la seconda non è un richiamo facoltativo. Serve a ottenere una protezione adeguata nei bambini che non hanno ancora sviluppato una risposta immunitaria sufficiente.
3. Quando è il momento migliore per vaccinare?
In Italia la campagna antinfluenzale viene normalmente avviata in autunno, spesso tra ottobre e dicembre. È preferibile vaccinare prima della fase di maggiore circolazione del virus, lasciando il tempo necessario allo sviluppo della risposta immunitaria, che richiede in genere circa due settimane.
Per i bambini che necessitano di due dosi, è utile organizzare il calendario con anticipo, così da completare il ciclo prima del picco epidemico, quando possibile. Non bisogna però pensare che esista una data oltre la quale vaccinarsi sia sempre inutile: se la stagione influenzale è già iniziata, la vaccinazione può essere ancora utile, soprattutto per i bambini appartenenti alle categorie a rischio.
Per le famiglie di Bari, il consiglio pratico è contattare il pediatra di libera scelta all’inizio della campagna regionale e chiedere quando saranno disponibili le dosi e quale formulazione sia prevista.
4. Spray nasale o puntura intramuscolare: qual è meglio?
- Spray nasale: vaccino vivo attenuato, per fasce d’età e condizioni cliniche compatibili.
- Puntura intramuscolare: vaccino inattivato, utilizzabile generalmente dai 6 mesi di età.
Non esiste una formulazione universalmente migliore: la scelta dipende dall’età, dalle condizioni cliniche, dalle controindicazioni e dai vaccini effettivamente disponibili.
Il vaccino intramuscolare è una formulazione inattivata e non può causare l’influenza. Lo spray nasale contiene invece virus vivi attenuati, che sono indeboliti e progettati per stimolare la risposta immunitaria soprattutto a livello delle mucose respiratorie.
Il vaccino nasale può essere un’opzione interessante per i bambini che hanno paura dell’ago, ma non è adatto a tutti. La sua autorizzazione riguarda specifiche fasce d’età, generalmente dai 2 ai 17 anni per le formulazioni autorizzate in Europa, e alcune condizioni cliniche possono renderlo inappropriato.
La disponibilità dello spray nella campagna vaccinale pugliese deve essere verificata con il pediatra: non è garantito che ogni ambulatorio disponga di entrambe le formulazioni.
5. Lo spray nasale è efficace quanto la puntura? Quale provoca meno effetti collaterali?
Entrambe le formulazioni sono progettate per proteggere dall’influenza, ma non possono essere considerate intercambiabili in ogni bambino o in ogni stagione.
Lo spray nasale può provocare più frequentemente naso chiuso o che cola, mentre dopo l’iniezione possono comparire dolore, arrossamento o gonfiore nella sede della puntura. Entrambe le formulazioni possono causare malessere o febbricola transitoria.
Gli effetti indesiderati gravi sono rari. La scelta deve comunque seguire le raccomandazioni ufficiali e la scheda tecnica del prodotto.
Non è corretto scegliere lo spray soltanto perché sembra più semplice o perché si pensa che sia necessariamente più efficace. La formulazione più adatta è quella che offre una protezione appropriata al singolo bambino, senza controindicazioni.
6. Quando è meglio rimandare il vaccino? E quando non si può fare?
Un semplice raffreddore, senza condizioni cliniche importanti, generalmente non rappresenta un motivo per rinviare la vaccinazione.
È invece opportuno rimandare in presenza di una malattia acuta moderata o grave, soprattutto se accompagnata da febbre significativa, fino a quando le condizioni del bambino siano migliorate.
Esistono inoltre controindicazioni specifiche che dipendono dalla formulazione:
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una grave reazione allergica a una precedente dose o a un componente del vaccino richiede una valutazione medica prima di procedere;
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il vaccino nasale vivo attenuato non è adatto ad alcune persone immunodepresse;
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per lo spray nasale devono essere valutate con particolare attenzione alcune condizioni respiratorie, tra cui l’asma grave o il respiro sibilante recente, secondo la scheda tecnica;
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alcuni trattamenti, come quelli contenenti salicilati nei bambini e negli adolescenti, possono controindicare il vaccino nasale vivo attenuato.
L’allergia all’uovo, invece, non rappresenta di per sé una controindicazione generale alla vaccinazione antinfluenzale: è opportuno riferirla al professionista che somministra il vaccino, che sceglierà il prodotto e le modalità appropriate.
Non sospendere autonomamente farmaci prescritti per poter vaccinare il bambino. In caso di dubbi, è il pediatra a stabilire se procedere, rimandare o scegliere una formulazione alternativa.
7. Se il bambino assume antibiotici o ha appena avuto l’influenza, può vaccinarsi?
Nella maggior parte dei casi, sì.
L’assunzione di un antibiotico, da sola, non costituisce una controindicazione al vaccino antinfluenzale. È però necessario considerare la malattia per la quale l’antibiotico è stato prescritto e le condizioni generali del bambino.
Anche aver già avuto un episodio influenzale non esclude automaticamente la vaccinazione: durante la stessa stagione possono circolare virus influenzali differenti e l’infezione precedente non garantisce protezione contro tutti i ceppi inclusi nel vaccino.
La vaccinazione è quindi valutata in base alla storia clinica, alla stagione in corso e alle raccomandazioni vigenti.
8. Il vaccino antinfluenzale può causare l’influenza?
Il vaccino intramuscolare inattivato non può provocare l’influenza, perché non contiene virus capaci di replicarsi.
Dopo la vaccinazione possono comparire dolore locale, stanchezza, malessere o febbricola: si tratta generalmente di reazioni transitorie che non equivalgono a un’infezione influenzale.
Con lo spray nasale, contenendo virus vivi attenuati, il profilo degli effetti indesiderati è differente, ma il prodotto è studiato per essere utilizzato nelle fasce d’età e nelle condizioni per cui è autorizzato.
È inoltre possibile ammalarsi di influenza dopo la vaccinazione se il contagio avviene prima che si sviluppi la protezione o se il virus circolante non è ben rappresentato dai ceppi vaccinali. Questo non significa necessariamente che il vaccino non abbia funzionato: può comunque ridurre il rischio di complicanze.
9. Il vaccino antinfluenzale è utile anche per i bambini sani? E protegge tutta la famiglia?
Sì. In Italia, per la stagione 2026-2027, il Ministero della Salute indica tra i destinatari prioritari dell’offerta i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, oltre alle persone con condizioni che aumentano il rischio di complicanze.
Vaccinare i bambini può inoltre contribuire a ridurre la circolazione del virus nella comunità, proteggendo indirettamente i familiari più fragili.
La vaccinazione antinfluenzale non sostituisce comunque le altre misure di prevenzione, come lavarsi le mani, aerare gli ambienti e restare a casa quando si è malati.
10. Come funziona la campagna antinfluenzale a Bari e in Puglia? Serve il pediatra di libera scelta?
In Puglia la campagna antinfluenzale coinvolge i pediatri di libera scelta e i servizi vaccinali territoriali. La Regione ha confermato l’avvio della campagna 2026-2027 dopo un’intesa con i rappresentanti dei pediatri, prevedendo 114.000 dosi di vaccino antinfluenzale per la campagna pediatrica regionale, oltre a una distinta dotazione per l’immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale.
Per le famiglie di Bari, il primo riferimento pratico è il pediatra di libera scelta, che può verificare l’età del bambino, le dosi precedenti, eventuali condizioni di rischio e la formulazione disponibile.
In alternativa, è possibile consultare il portale regionale Prevenzione Puglia, che mette a disposizione informazioni sulla vaccinazione antinfluenzale e una mappa dei punti vaccinali.
Se la famiglia ha cambiato pediatra o deve sceglierne uno per un nuovo figlio, è opportuno chiarire per tempo a chi rivolgersi per la vaccinazione e come prenotare. La disponibilità delle dosi e l’organizzazione degli appuntamenti possono variare tra distretti e ambulatori.
Ricorda:
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Il vaccino antinfluenzale è raccomandato e offerto prioritariamente ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni in Italia, secondo le indicazioni della stagione vaccinale.
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I bambini sotto i 9 anni possono aver bisogno di due dosi nella stessa stagione, se non hanno ricevuto un numero sufficiente di dosi in precedenza; l’intervallo minimo è generalmente di 4 settimane.
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Dai 9 anni in poi è generalmente sufficiente una dose stagionale.
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Il vaccino deve essere ripetuto ogni anno, perché i virus influenzali cambiano e la formulazione viene aggiornata.
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Lo spray nasale può essere una valida alternativa alla puntura per i bambini che rientrano nella fascia d’età autorizzata e non presentano controindicazioni.
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Il vaccino intramuscolare inattivato è utilizzabile generalmente dai 6 mesi e rappresenta un’opzione per i bambini che non possono ricevere il vaccino nasale.
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Un semplice raffreddore, senza malessere significativo, generalmente non impedisce la vaccinazione.
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Gli antibiotici non sono di per sé una controindicazione alla vaccinazione antinfluenzale.
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L’allergia all’uovo non costituisce automaticamente un motivo per evitare il vaccino.
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La vaccinazione non garantisce che il bambino non si ammali, ma può ridurre il rischio di influenza e delle sue complicanze.
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Il cibo ultraprocessato non deve essere demonizzato o vietato sempre: è importante valutare l’alimentazione complessiva, privilegiando varietà, equilibrio e alimenti freschi.
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La dieta mediterranea pugliese, con verdure, legumi, frutta, cereali, pesce e olio extravergine di oliva, può contribuire a una buona salute generale, ma non sostituisce la vaccinazione.
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Il sonno adeguato, l’igiene delle mani e l’aerazione degli ambienti completano la prevenzione, senza sostituire il vaccino.
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A Bari e in Puglia, il pediatra di libera scelta e i servizi vaccinali territoriali sono i riferimenti per conoscere disponibilità, modalità di somministrazione e calendario della campagna.
Conclusione
La vaccinazione antinfluenzale è una scelta di prevenzione importante durante l’infanzia. Sapere quando farla, quante dosi sono necessarie e quale formulazione scegliere permette ai genitori di affrontare la stagione influenzale con maggiore consapevolezza.
Non esiste una soluzione identica per tutti: età, storia vaccinale, condizioni cliniche e disponibilità dei prodotti devono essere valutate individualmente.
Per le famiglie di Bari e della Puglia, il consiglio è di non aspettare che l’influenza inizi a circolare diffusamente prima di informarsi. Contattare il pediatra di libera scelta all’inizio della campagna permette di organizzare per tempo la vaccinazione e, quando necessarie, entrambe le dosi.
La prevenzione migliore non consiste nell’evitare ogni possibile contatto con i virus, ma nell’utilizzare gli strumenti disponibili per ridurre il rischio di malattia e proteggere la salute dei bambini.
L'autore
La Dott.ssa Emanuela Birocchi è Medico Chirurgo e Specialista in formazione in Pediatria. Svolge attività clinica a Bari e Bitonto, prendendosi cura dei bambini dalla nascita all’adolescenza con un approccio fondato sull’ascolto, sulla prevenzione e sulle più recenti evidenze scientifiche.
Ha conseguito la laurea in “Medicine and Surgery” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS di Roma, frequentando un percorso di studi internazionale in lingua inglese con perfezionamento negli Stati Uniti. Ha successivamente maturato un’esperienza come ricercatrice in Malattie Infettive, che oggi rappresenta un valore aggiunto nella sua capacità di gestione delle patologie infettive pediatriche.
Ha perfezionato la propria formazione in Nutrizione Pediatrica, riconoscendo nell’alimentazione un elemento fondamentale per la crescita e il benessere del bambino. Attraverso un percorso giovanile trascorso nel cinema e nella recitazione ha sviluppato empatia e capacità comunicative, qualità che caratterizzano il suo rapporto con i piccoli pazienti e le loro famiglie.
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