News | 6 Ottobre 2026

Virus respiratorio sinciziale e rischio di ricovero nei bambini: cosa c’è da sapere dalla pediatria

Virus respiratorio sinciziale e rischio di ricovero nei bambini: cosa c’è da sapere dalla pediatria

BARI, OTTOBRE 2026 – Ogni anno, con l’arrivo della stagione fredda, torna l’attenzione sul virus respiratorio sinciziale (VRS o RSV), uno dei principali responsabili delle infezioni respiratorie nei bambini più piccoli. Nella maggior parte dei casi l’infezione provoca sintomi simili a quelli di un comune raffreddore: naso chiuso, secrezioni nasali, tosse e febbre. Nei lattanti, soprattutto nei primi mesi di vita, però, il VRS può scendere nelle basse vie respiratorie e provocare bronchiolite o polmonite, con difficoltà respiratoria e, nei casi più importanti, necessità di ricovero.

Il problema non riguarda quindi soltanto il virus in sé, ma soprattutto l’età del bambino e la sua capacità di tollerare l’infezione respiratoria. Il dato è particolarmente rilevante anche per le famiglie di Bari e della Puglia. Secondo i dati diffusi dalla Regione Puglia, nel 2024 sono stati registrati 408 ricoveri per infezioni da VRS, di cui 385 per bronchiolite e 15 per polmonite; il 93% dei ricoveri ha riguardato bambini nel primo anno di vita.

La buona notizia è che oggi disponiamo di una strategia di prevenzione specifica: nirsevimab, un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione che può ridurre il rischio di malattia grave da VRS nei lattanti. Ma cerchiamo di fare chiarezza e spiegare ai genitori che cos’è questa malattia.

1. Che cos’è il virus respiratorio sinciziale?

Il virus respiratorio sinciziale, abbreviato VRS, è un virus respiratorio molto comune. La maggior parte dei bambini entra in contatto con il virus nei primi anni di vita. Nei bambini più grandi e negli adulti sani l’infezione si manifesta spesso come una normale infezione delle alte vie respiratorie.

Nei bambini molto piccoli, invece, il virus può raggiungere i bronchioli, cioè le piccole vie aeree dei polmoni, provocando la bronchiolite. Il VRS è particolarmente importante durante la prima infanzia perché i bronchioli del lattante hanno un diametro molto piccolo: anche un edema relativamente modesto può determinare una significativa difficoltà al passaggio dell’aria.

2. Tutti i bambini che prendono il VRS devono essere ricoverati?

Assolutamente no. La grande maggioranza dei bambini con infezione da VRS non necessita di ricovero. Il rischio di sviluppare una forma grave è però maggiore nei lattanti molto piccoli, soprattutto nei primi mesi di vita.

Anche la presenza di alcune condizioni aumenta il rischio, tra cui:

  • prematurità;
  • età molto bassa;
  • alcune cardiopatie congenite;
  • malattie polmonari croniche;
  • alcune condizioni neurologiche;
  • immunodeficienze;
  • altre condizioni di fragilità.

Per questo motivo non bisogna considerare il VRS come una malattia automaticamente grave, ma neppure sottovalutarlo nel neonato e nel giovane lattante.

3. Quali sono i sintomi della bronchiolite?

L’infezione può iniziare come un comune raffreddore:

  • naso chiuso;
  • rinorrea;
  • tosse;
  • febbre, non sempre presente;
  • difficoltà nell’alimentazione.

Successivamente, soprattutto nei bambini più piccoli, possono comparire:

  • aumento della frequenza respiratoria;
  • respiro rumoroso o sibilante;
  • rientramenti della parete toracica;
  • difficoltà ad alimentarsi;
  • stanchezza;
  • riduzione delle urine;
  • episodi di apnea, soprattutto nei neonati molto piccoli.

È importante quindi non concentrarsi esclusivamente sulla temperatura corporea. Nella bronchiolite il parametro più importante da osservare è soprattutto il respiro.

4. Quali sono i segnali che devono spingere i genitori a contattare rapidamente il pediatra?

Un bambino con un semplice raffreddore può essere gestito tranquillamente a casa, seguendo le indicazioni del pediatra.

È invece necessario chiedere rapidamente una valutazione medica se il bambino:

  • respira molto velocemente;
  • presenta rientramenti tra le costole o sotto il torace;
  • presenta evidenti difficoltà respiratorie;
  • non riesce a bere o ad alimentarsi adeguatamente;
  • appare molto abbattuto;
  • urina molto meno del solito;
  • presenta episodi di apnea;
  • presenta colorazione bluastra di labbra o volto;
  • peggiora rapidamente.

Nei neonati molto piccoli la soglia per richiedere una valutazione deve essere particolarmente bassa. Un bambino che fatica a respirare deve essere valutato, indipendentemente dal valore della febbre.

5. Perché il VRS può provocare un ricovero?

Il ricovero può rendersi necessario quando il bambino non riesce a mantenere una respirazione o un’alimentazione adeguate.

In ospedale possono essere necessari:

  • monitoraggio della saturazione di ossigeno;
  • ossigenoterapia;
  • supporto respiratorio nei casi più severi;
  • assistenza all’alimentazione e all’idratazione;
  • osservazione clinica.

È importante chiarire che il ricovero non significa necessariamente terapia intensiva. La maggior parte dei bambini che necessita di ospedalizzazione viene assistita in reparto pediatrico. Solo una parte dei casi più gravi richiede cure intensive.

6. Esiste una terapia specifica contro il VRS?

Nella maggior parte dei bambini sani con bronchiolite, il trattamento è principalmente di supporto. Non esiste un antibiotico capace di curare il VRS, perché si tratta di un virus. Allo stesso modo, non bisogna somministrare automaticamente cortisonici, broncodilatatori o altri farmaci: il loro utilizzo dipende dalla situazione clinica e non rappresenta la terapia standard della bronchiolite non complicata.

Il trattamento consiste soprattutto nel garantire:

  • adeguata ossigenazione;
  • adeguata idratazione;
  • alimentazione compatibile con le condizioni respiratorie;
  • monitoraggio del bambino.

7. È possibile prevenire il VRS?

Sì. Ed è questa una delle principali novità della pediatria moderna. Oggi è disponibile nirsevimab, un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione. Non è un vaccino tradizionale: fornisce direttamente al bambino anticorpi capaci di proteggerlo durante la stagione epidemica.

La Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Neonatologia hanno raccomandato una strategia uniforme per proteggere i neonati durante la loro prima stagione epidemica, proprio perché il rischio di malattia grave è particolarmente concentrato nei primi mesi di vita.

La protezione è particolarmente importante perché non dobbiamo aspettare che il bambino contragga l’infezione per intervenire.

8. Come viene organizzata la prevenzione del VRS in Puglia?

La Puglia è stata tra le Regioni italiane ad attivare una campagna regionale specifica contro il VRS. Per la stagione 2025-2026, la Regione aveva previsto l’offerta gratuita di nirsevimab ai neonati e ai lattanti indicati, attraverso punti nascita, centri vaccinali e pediatri di libera scelta.

Anche per la stagione 2026-2027 la Regione Puglia ha confermato l’intenzione di proteggere i neonati: secondo una comunicazione regionale del 1° ottobre 2026, i bambini nati dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027 saranno immunizzati nei punti nascita prima della dimissione, mentre per i bambini nati tra aprile e settembre 2026 sono in corso di definizione le modalità organizzative con i pediatri di libera scelta.

Questo tema è attualmente oggetto di confronto istituzionale in Puglia, e le modalità operative possono quindi essere aggiornate: per le famiglie è importante fare riferimento alle comunicazioni ufficiali della Regione Puglia, della propria ASL e del pediatra di libera scelta.

9. Il VRS riguarda soltanto i neonati?

No. Il VRS può infettare bambini di tutte le età, ma il rischio di forme severe e di ricovero è maggiore nei bambini molto piccoli. Con la crescita, le vie respiratorie diventano più grandi e il sistema immunitario ha già incontrato numerosi virus respiratori.

Questo spiega perché lo stesso virus che in un bambino più grande provoca qualche giorno di raffreddore possa invece determinare una bronchiolite importante in un lattante. I dati pugliesi sono molto chiari su questo punto: nel 2024 il 93% dei ricoveri regionali per VRS ha riguardato bambini nel primo anno di vita.

10. Cosa possono fare concretamente i genitori per proteggere un neonato?

La prevenzione non consiste soltanto nell’immunizzazione.

Nei primi mesi di vita è utile:

  • lavarsi frequentemente le mani prima di toccare il bambino;
  • evitare il contatto stretto con persone malate;
  • evitare il fumo di tabacco;
  • non esporre il neonato a luoghi affollati quando sono presenti importanti epidemie respiratorie, soprattutto se è fragile;
  • non condividere ciucci, posate o oggetti portati alla bocca;
  • favorire l’allattamento al seno quando possibile;
  • rispettare le vaccinazioni raccomandate;
  • seguire le indicazioni del pediatra per la prevenzione del VRS.

E soprattutto è importante conoscere i segnali di allarme respiratorio. La prevenzione migliore è quella che permette ai genitori di riconoscere precocemente quando un semplice raffreddore sta diventando qualcosa di più importante.


Ricorda:

  • Il VRS è molto comune: contrarre il virus non significa necessariamente sviluppare una forma grave.
  • Il rischio maggiore riguarda soprattutto i lattanti nei primi mesi di vita.
  • Bronchiolite e polmonite sono le principali complicanze respiratorie del VRS.
  • La difficoltà respiratoria è più importante del semplice valore della febbre.
  • Respirazione rapida, rientramenti toracici, apnee, difficoltà ad alimentarsi e marcata sonnolenza sono segnali da non sottovalutare.
  • Gli antibiotici non curano il VRS, perché è un virus.
  • La terapia della bronchiolite è principalmente di supporto e viene modulata sulla gravità del quadro.
  • Nirsevimab è un anticorpo monoclonale e non un vaccino tradizionale: offre una protezione passiva durante la stagione del VRS.
  • La prevenzione è particolarmente importante durante la prima stagione epidemica del bambino.
  • La Puglia ha attivato programmi regionali di immunizzazione contro il VRS, con un ruolo importante di neonatologie, centri vaccinali e pediatri.
  • A Bari e in tutta la Puglia i genitori dovrebbero informarsi tempestivamente sulla campagna VRS della propria ASL, soprattutto se hanno un neonato che affronta la prima stagione respiratoria.
  • Il cibo ultraprocessato non deve essere demonizzato né vietato sempre: la salute respiratoria del bambino non dipende da un singolo alimento, ma dall’insieme dello stile di vita e dello stato di salute.
  • Un’alimentazione equilibrata, il sonno, l’attività fisica e l’assenza di fumo sono parte della salute globale del bambino, ma non sostituiscono la prevenzione specifica del VRS.
  • Non tutti i bambini con VRS devono essere ricoverati: il ricovero riguarda soprattutto le forme che compromettono respirazione, ossigenazione, alimentazione o idratazione.

Conclusione

Il virus respiratorio sinciziale fa parte della normale storia delle infezioni dell’infanzia, ma nei primi mesi di vita merita un’attenzione particolare. La differenza tra un semplice raffreddore e una bronchiolite significativa non è determinata soltanto dal virus, ma dall’interazione tra età del bambino, caratteristiche delle vie respiratorie, condizioni di salute e risposta individuale all’infezione.

Per questo motivo, davanti a un neonato con raffreddore e tosse, il compito dei genitori non è semplicemente misurare la febbre: è soprattutto osservare come respira, come mangia e quanto è vigile e reattivo. La pediatria moderna dispone inoltre di uno strumento di prevenzione importante: nirsevimab, l’anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione che consente di proteggere i lattanti durante la loro prima stagione di circolazione del VRS. La SIP e la SIN hanno sottolineato proprio l’importanza di garantire una protezione uniforme dei neonati nella prima stagione epidemica.

Per le famiglie di Bari e della Puglia, il tema è particolarmente concreto: la Regione ha documentato centinaia di ricoveri pediatrici per VRS e ha sviluppato una specifica strategia regionale di immunizzazione. Proteggere un bambino dal VRS non significa vivere nella paura dei virus. Significa conoscere il rischio, sapere riconoscere i segnali di allarme e utilizzare, quando indicati, gli strumenti di prevenzione che la pediatria moderna mette oggi a disposizione.

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L'autore

La Dott.ssa Emanuela Birocchi è Medico Chirurgo e Specialista in formazione in Pediatria. Svolge attività clinica a Bari e Bitonto, prendendosi cura dei bambini dalla nascita all’adolescenza con un approccio fondato sull’ascolto, sulla prevenzione e sulle più recenti evidenze scientifiche.

Ha conseguito la laurea in “Medicine and Surgery” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS di Roma, frequentando un percorso di studi internazionale in lingua inglese con perfezionamento negli Stati Uniti. Ha successivamente maturato un’esperienza come ricercatrice in Malattie Infettive, che oggi rappresenta un valore aggiunto nella sua capacità di gestione delle patologie infettive pediatriche.

Ha perfezionato la propria formazione in Nutrizione Pediatrica, riconoscendo nell’alimentazione un elemento fondamentale per la crescita e il benessere del bambino. Attraverso un percorso giovanile trascorso nel cinema e nella recitazione ha sviluppato empatia e capacità comunicative, qualità che caratterizzano il suo rapporto con i piccoli pazienti e le loro famiglie.

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