News | 1 Settembre 2026

Antibiotici e bambini: perché non vanno sospesi prima dei giorni previsti e perché non vanno assunti senza indicazione del pediatra

Antibiotici e bambini: perché non vanno sospesi prima dei giorni previsti e perché non vanno assunti senza indicazione del pediatra

BARI, SETTEMBRE 2026 – Quando un bambino ha febbre, mal di gola, tosse, mal d’orecchio o altri sintomi di un’infezione, una delle domande più frequenti che i genitori rivolgono al pediatra è: “Serve davvero l’antibiotico?”. E quando l’antibiotico viene prescritto, una seconda domanda arriva molto spesso: “Se il bambino sta già meglio, possiamo sospenderlo?”.

Sono domande importanti, perché l’uso corretto degli antibiotici rappresenta uno dei principi fondamentali della pediatria moderna. Gli antibiotici sono farmaci preziosi, ma non sono utili contro tutte le infezioni e soprattutto non devono essere utilizzati autonomamente dai genitori.

Raffreddore, influenza e molte delle comuni infezioni respiratorie dell’infanzia sono causate da virus e, in questi casi, l’antibiotico non cura la causa della malattia. Al contrario, quando il pediatra identifica o sospetta un’infezione batterica per la quale è indicata una terapia antibiotica, è importante seguire attentamente la prescrizione.

Questo aspetto è particolarmente importante anche nella pratica quotidiana del pediatra di zone apparentemente molto calde anche in inverno come Bari e tutta la Puglia, in cui comunque durante i mesi autunnali e invernali le infezioni delle vie respiratorie rappresentano uno dei motivi più frequenti di consultazione pediatrica. La presenza di fratelli che frequentano nido e scuola e la diffusione delle infezioni respiratorie nelle comunità infantili possono favorire il ricorso a terapie già utilizzate in passato.

La regola fondamentale è semplice: l’antibiotico va utilizzato quando serve, nella dose prescritta e per la durata indicata dal pediatra. Se il bambino migliora prima del termine previsto, non significa necessariamente che la terapia possa essere interrotta autonomamente.

Ma perché il pediatra non prescrive sempre un antibiotico quando il bambino ha la febbre?

Perché la febbre non è sinonimo di infezione batterica. Nei bambini la febbre è molto spesso associata a infezioni virali, come raffreddore, influenza, faringiti virali e numerose infezioni respiratorie.

Gli antibiotici agiscono contro i batteri e non contro i virus. Prescrivere un antibiotico quando non è necessario non accelera la guarigione e può invece esporre il bambino a effetti indesiderati (a livello gastrico, intestinale, urinario, etc.) e contribuire anche  al problema dell’antibiotico-resistenza.

Per questo il pediatra valuta il quadro clinico complessivo: età del bambino, sintomi, durata della malattia, visita obiettiva e, quando indicato, eventuali test diagnostici.

Allora se il bambino sta meglio dopo pochi giorni, posso già sospendere l’antibiotico così evito gli effetti indesiderati?

Non bisogna decidere autonomamente di interrompere la terapia. Il miglioramento dei sintomi è certamente un segnale positivo, ma non significa automaticamente che il trattamento possa essere interrotto.

La durata della terapia antibiotica non è uguale per tutte le infezioni: dipende dal tipo di infezione, dall’antibiotico utilizzato, dall’età del bambino e dalle caratteristiche cliniche del singolo caso.

La pediatria moderna tende a utilizzare, quando le evidenze scientifiche lo consentono, la durata più breve efficace. Questo però non significa che il genitore possa scegliere autonomamente quando terminare la terapia: la durata deve essere quella stabilita dal pediatra e può essere modificata solo dopo una sua rivalutazione.

E perché interrompere autonomamente l’antibiotico può essere un problema?

Interrompere una terapia prima del previsto può significare che il trattamento non venga completato secondo il piano stabilito per quella specifica infezione. In alcune situazioni questo può favorire una risposta incompleta o una ricomparsa dell’infezione.

Inoltre, modificare autonomamente dose e durata rende più difficile per il pediatra valutare l’effettiva risposta alla terapia e decidere come comportarsi successivamente.

Per questo la regola pratica è: se il bambino migliora, si continua secondo prescrizione, salvo diversa indicazione del pediatra.

Interrompere prima l’antibiotico aumenta sempre l’antibiotico-resistenza?

È importante fare una precisazione. L’antibiotico-resistenza è un fenomeno complesso e non può essere spiegato semplicemente con la formula “se interrompo l’antibiotico, creo batteri resistenti”.

La resistenza batterica è favorita soprattutto dall’uso non necessario, inappropriato o eccessivo degli antibiotici. Per questo oggi l’obiettivo è utilizzare l’antibiotico giusto, quando realmente necessario, alla dose appropriata e per la durata supportata dalle ricerche scientifiche.

Questo è uno dei motivi per cui è importante evitare non solo l’interruzione autonoma, ma anche l’inizio di un antibiotico “avanzato” da una precedente terapia o il prolungamento della terapia oltre il periodo indicato.

Posso dare a mio figlio l’antibiotico che aveva già preso per una malattia simile?

No, non senza aver consultato il pediatra. Due episodi apparentemente simili possono avere cause completamente diverse. Un mal di gola oggi non è necessariamente la stessa infezione di qualche mese fa, così come una tosse non significa automaticamente che sia presente un’infezione batterica.

Anche se l’antibiotico è stato utilizzato in passato senza problemi, la scelta del farmaco deve essere collegata alla diagnosi attuale e alle caratteristiche del bambino.

Perché non bisogna usare l’antibiotico prescritto al fratello?

Perché ogni bambino è un paziente diverso. Il peso, l’età, la diagnosi, eventuali allergie, altre terapie e la gravità dell’infezione possono modificare la scelta del farmaco e la relativa dose.

Un antibiotico corretto per un bambino può essere inappropriato per un altro. In pediatria, inoltre, il dosaggio viene spesso calcolato in funzione del peso corporeo e dell’età.

La vecchia abitudine del “questo antibiotico aveva funzionato l’anno scorso” non dovrebbe sostituire la valutazione del pediatra.

E cosa succede se dimentico di dare una dose?

Non bisogna improvvisare né raddoppiare automaticamente la dose successiva. Il comportamento corretto dipende dall’antibiotico utilizzato, dall’intervallo previsto tra le dosi e dal tempo trascorso.

In caso di dubbio è preferibile contattare il pediatra o il farmacista per ricevere indicazioni specifiche sul farmaco prescritto.

È inoltre utile organizzare la terapia in modo da ridurre il rischio di dimenticanze: un promemoria sul telefono può essere particolarmente utile quando il bambino deve assumere più dosi durante la giornata.

Quali sono gli effetti indesiderati più frequenti che si possono verificare nei bambini quando assumono antibiotici?

Come tutti i farmaci, anche gli antibiotici possono causare effetti indesiderati. Tra quelli più comuni possono comparire disturbi gastrointestinali, nausea, diarrea o manifestazioni cutanee.

In caso di sintomi importanti o di una possibile reazione allergica è necessario chiedere tempestivamente assistenza medica.

Anche per questo motivo un antibiotico non dovrebbe mai essere utilizzato “per sicurezza” senza una precisa indicazione clinica.

Perché non bisogna conservare l’antibiotico avanzato per utilizzarlo in futuro?

Perché una terapia residua non rappresenta una “scorta” da utilizzare alla prima febbre. Il farmaco potrebbe non essere quello appropriato per la nuova infezione, la quantità potrebbe essere insufficiente e la preparazione potrebbe avere modalità di conservazione e tempi di validità specifici.

In particolare, alcune formulazioni pediatriche vengono preparate aggiungendo acqua alla polvere e devono essere conservate secondo precise istruzioni.

L’eventuale antibiotico rimasto dopo una terapia deve essere gestito secondo le indicazioni del farmacista e dei sistemi locali di raccolta dei medicinali.

Qual è quindi il ruolo del pediatra nella terapia antibiotica?

Il pediatra non decide semplicemente “quale antibiotico dare”. Il suo compito è soprattutto stabilire se l’antibiotico è realmente necessario, quale farmaco è più appropriato, quale dose utilizzare e per quanto tempo.

In alcuni casi può essere indicata una semplice osservazione clinica, in altri può essere necessario un test diagnostico e in altri ancora una terapia antibiotica immediata.

La moderna pediatria punta quindi a un uso sempre più appropriato degli antibiotici: né troppo, né troppo poco, ma solo quando servono e nel modo corretto.

E a Bari e in Puglia, ci sono delle abitudini particolarmente radicate che portano all’abuso di antibiotici nei bambini?

Sì, purtroppo. La pratica quotidiana ci insegna che molto spesso nella quotidianità delle famiglie di Bari e della Puglia esistono alcune convinzioni difficili da abbandonare: “l’antibiotico fa passare prima la febbre”, “se l’ha preso l’altra volta possiamo usare lo stesso”, oppure “ormai sta bene, quindi possiamo sospenderlo”.

Sono comportamenti comprensibili, soprattutto quando un bambino sta male e i genitori desiderano vederlo guarire rapidamente, ma la medicina moderna richiede un approccio diverso.

La disponibilità del pediatra e un rapporto di fiducia con il medico permettono di evitare il ricorso all’automedicazione. Questo vale anche per le numerose infezioni respiratorie che si osservano nei bambini che frequentano nidi, scuole e comunità sportive.

L’obiettivo non è “negare” l’antibiotico al bambino quando serve, ma utilizzarlo solo quando il beneficio atteso supera i possibili rischi.

Ricorda:

• l’antibiotico non va assunto senza l’indicazione del pediatra;
• la febbre non significa automaticamente infezione batterica;
• raffreddore, influenza e molte infezioni respiratorie sono causate da virus e non vengono curate dagli antibiotici;
• se il pediatra prescrive un antibiotico, rispetta dose, intervallo e durata indicati;
• se il bambino migliora prima del termine previsto, non sospendere autonomamente la terapia: chiedi al pediatra se è necessario modificarla;
• la durata dell’antibiotico non è uguale per tutte le infezioni: oggi si tende a utilizzare la durata più breve efficace supportata dalle evidenze scientifiche;
• non utilizzare l’antibiotico avanzato da una precedente malattia;
• non utilizzare l’antibiotico prescritto a un fratello o a un altro bambino;
• non modificare autonomamente la dose o gli intervalli tra le somministrazioni;
• in caso di dubbio, effetti indesiderati o mancato miglioramento, contatta il pediatra;
• usare correttamente gli antibiotici significa proteggere non solo il singolo bambino, ma anche la comunità dal fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

Conclusioni

Gli antibiotici hanno trasformato la medicina e continuano a essere strumenti fondamentali per curare numerose infezioni batteriche. Proprio perché sono così importanti, devono essere utilizzati con attenzione, soprattutto nei bambini.

La domanda corretta non dovrebbe essere soltanto “Quale antibiotico posso dare a mio figlio?”, ma prima di tutto: “Questo bambino ha davvero bisogno di un antibiotico?”

La risposta spetta al pediatra, che valuta il bambino e decide se la terapia antibiotica è indicata. Una volta iniziata, la terapia deve essere seguita secondo la prescrizione, senza interromperla, prolungarla o modificarla autonomamente.

La pediatria moderna non significa utilizzare più antibiotici, ma utilizzarli meglio: solo quando servono, scegliendo il farmaco appropriato e la durata più breve efficace quando prevista dalle evidenze scientifiche.

Tutte le famiglie possono contribuire a questo importante obiettivo attraverso una semplice abitudine: prima di dare un antibiotico a un bambino, chiedere sempre consiglio al pediatra.

[Nota: questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative e non sostituisce la valutazione del pediatra. La terapia antibiotica deve essere prescritta e modificata esclusivamente dal medico sulla base delle condizioni cliniche del bambino.]

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L'autore

La Dott.ssa Emanuela Birocchi è Medico Chirurgo e Specialista in formazione in Pediatria. Svolge attività clinica a Bari e Bitonto, prendendosi cura dei bambini dalla nascita all’adolescenza con un approccio fondato sull’ascolto, sulla prevenzione e sulle più recenti evidenze scientifiche.

Ha conseguito la laurea in “Medicine and Surgery” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS di Roma, frequentando un percorso di studi internazionale in lingua inglese con perfezionamento negli Stati Uniti. Ha successivamente maturato un’esperienza come ricercatrice in Malattie Infettive, che oggi rappresenta un valore aggiunto nella sua capacità di gestione delle patologie infettive pediatriche.

Ha perfezionato la propria formazione in Nutrizione Pediatrica, riconoscendo nell’alimentazione un elemento fondamentale per la crescita e il benessere del bambino. Attraverso un percorso giovanile trascorso nel cinema e nella recitazione ha sviluppato empatia e capacità comunicative, qualità che caratterizzano il suo rapporto con i piccoli pazienti e le loro famiglie.

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